
Ho appena letto un libricino (“Uno strano cristiano”) che contiene delle idee interessanti, anche per il tono con il quale sta scritto (incomincia cosi: “Poiché credo fermamente nella ragione e nella realtà –prerogativa ormai tipica dei cattolici- appartengo indegnamente, ma con gratitudine, alla Chiesa di Cristo…”). L’autore –Antonio Socci- è attualmente vicedirettore di RAI Due e conduce il programma Excalibur. Tra gli autori che cita figura René Girard, di cui ripropongo un brano:
A partire del primo Rinascimento, ciò che è pagano gode presso i nostri intellettuali di una fama di trasparenza, purezza e salubrità che nulla può scuotere. Il paganesimo è sempre favorevolmente contrapposto a tutto quello che il giudaismo e il cristianesimo comporterebbero invece di “malsano”.
Fino al nazismo incluso, il giudaismo era la vittima preferenziale di questo sistema di capro espiatorio, e el cristianesimo non veniva che in seconda battuta. Dopo l’Olocausto, in compenso, non si osa più prendersela direttamente con il giudaismo, ed è stato il turno del cattolicesimo di venir promosso al rango di primo capro espiatorio (tratto da “Origine della cultura e fine della storia”, Cortina, Milano, 2003, p. 113).
Avevo sentito parlare di Girard, ma non ho letto nulla.
Se vi serve, posso dire -sono JJGN- che ho lavorato (soltanto un po') su Girard per parlare in tre pagine sul film "O Brother, Where Are Thou?" ("Fratello, dove sei?", The Coen Brothers, 2000) in un Convegno Internazionale a Roma (Dicembre 2002) su cinema e fede ("Lo sguardo trascendente nel cinema" - testo provvisorio). Questo è il testo in italiano e questo el texto en español.
Sul argomento sollevato da DC, direi anche questo:
Nell'"introduzione" di "Origine della cultura..." di Girard, dicono gli autori dell'intervista (il libro è un dialogo di Pierpaolo Antonello e Joao Cezar de Castro Rocha con Girard) sulla dimensione paradossale del pensiero di Girard, anche "nelle considerazioni sul cristianesimo e sul suo impatto sulla storia culturale dell'Occidente, un altro dei grandi 'scandali' della teoria girardiana, sopratutto alla luce di quella 'allergia' al religioso da sempre espressa dalle scienze sociali e naturali -- costituitasi del resto, illuministicamente, proprio come rifiuto dell'istanza religiosa". (p. XIX)
Senza parlare dei temi costanti girardiani, si può trovare, nel contesto del commento di DC e di CSB, questo brano:
--"Lei non si è mai soffermato sul dibattito sulle 'due culture', vale a dire sul rapporto tra letteratura e scienza (...) Lei ha infatti usato la letteratura come uno strumento scientifico di indagine, come prova indiretta delle regolarità del comportamento umano (...)
-- "La mia idea, veramente, è che prima di tutto vengano le scienze naturali. Per quanto riguarda il dibattito sulle due culture vorrei dire: se c'è una scienza dell'uomo, questa è la religione. E in questa prospettiva la letteratura non sarebbe altro che il prologo che meglio si adatta alle scienze umane" (p.134).
Ci sono voci (Castoriadis, Vattimo, ecc.) che hanno chiesto come Girard possa credere contemporaneamente nella scieza e in Dio.
Girard dice: "non capisco perché debba essere un problema così grosso. Se una persona crede in Dio crede anche nell'oggettività del mondo. Tutto sommato io rimango all'interno di uno schema fortemente tradizionale. Riguardo alle questioni importanti, io faccio riferimento ancora a un'epistemologia tomista, che considera le cose come reali e Dio come garante di tale realtà" (p. 113).
Qualcuno che sappia, dovrebbe parlarci della "natura mimetica del desiderio", sul "ruolo originario della violenza", sul "capro espiatorio" (simbolico e reale), ecc.
Posted by: JJGN | Sep 16, 2003 at 04:58 PM
Ringrazio il link a Excalibur. Si vede che l'autore è un uomo coraggioso.
Dopo leggere il brano citato, mi è venuta in mente la faccenda su "The Passion" di M. Gibson. Si potrebbe pensare che le ragione ultime dello "scandalo" di tanti siano di quel genere?
Posted by: csb | Sep 16, 2003 at 10:37 AM