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Sulla struttura di Allarme Rosso

A mio avviso, per capire la struttura di un film bisogna pensare ai punti (forse sarebbe meglio dire "fatti" o "eventi") più rilevanti della trama, quelli senza i quali non si può raccontare la storia, come dei pilastri essenziali che sopportano il suo peso. Secondo me, in Allarme Rosso questi pilastri sono:

1. Minaccia russa, arruolamento di Hunter (Denzel Washington) e partenza del sottomarino (primi dieci minuti circa).
2. Ordine di lancio dei missili e, contemporaneamente, attacco del sottomarino russo -- rottura della radio, quindi messaggio di possibile contro-ordine interrotto (a partire del minuto 45).
3. Hunter prende il comando (minuto 60).
4. Ramsey riprende il comando (minuto 75 circa).
5. Liberazione di Hunter (minuto 85).
6. Radio riparata -- si conferma la contro-ordine, i missili non si lanciano (intorno al minuto 100).
7. Corte marziale -- assolti.

(I punti 4, 5 e 7 non mi sembrano della stessa importanza degli altri, ma restano comunque rilevanti rispetto al resto del film, quindi possiamo lasciarli.)
Penso che non si può raccontare la storia senza far riferimento alla radio che si rompe, mentre la discussione a cena o l'incendio, pur essendo momenti importanti (sopratutto nella caratterizzazione di personaggi) non sono ugualmente essenziali. È vero che la particolarità di questo film è lo scontro tra Hunter e Ramsey (Gene Hackman), però questo scontro scatta davanti a un fatto molto concreto (il messaggio interrotto), senza il quale non ci sarebbe il conflitto e quindi non ci sarebbe la storia. E non mi sembra che ci siano sottotrame; qua tutti gli elementi lavorano sullo stesso piano.

Parlare di "atti" può aiutare, alle volte (sopratutto per certi film o quando si tratta di televisione), a costruire o analizzare la struttura drammatica della storia, però può anche risultare confuso, ambiguo e poco efficace (come è anche confuso il concetto di "plot-point" come spesso viene usato). Un film è piuttosto una sorta di flusso e la sua struttura è molto flessibile, nel senso che ciascuno ha la sua. Non esiste una piantina che si possa applicare a tutti. Lo stesso concetto di "atto" è molto relativo, e in qualsiasi caso non così chiaro come quello di scena o sequenza. In realtà i cosiddetti "atti" non esistono: sono una proiezione della nostra mente nella sceneggiatura. E per questo la divisione in atti è sempre soggettiva e arbitraria.

Per esempio, in teatro (da dove mi sembra provenga tale concetto, definito come unità spazio-temporale), questa storia sarebbe probabilmente rappresentata in tre atti: prima del imbarco, nel sottomarino, il giudizio. Mentre nel film, se capiamo "atto" come un segmento di una certa unità, una possibile divisione sarebbe:

Atto 1 - "Arruolamento"
Atto 2 – Dall’imbarco fino al attacco ("Divergenze")
Atto 3 – Dall’attacco alla sostituzione nel commando ("Sollevamento nel commando")
Atto 4 - Liberazione di Ramsey, e poi di Hunter ("Lotta per il potere")
Atto 5 - Fino alla fine nel sottomarino ("Il messaggio")
Atto 6 - "Corte marziale"

Gli atti sono come i capitoli di un romanzo. Hanno un certo senso, aiutano a organizzare la storia. Però quando devo raccontare il romanzo ad un amico non glielo racconto capitolo a capitolo, faccio un riassunto soffermandomi nei punti chiave, nei punti o eventi senza i quali la storia non può essere raccontata.

Enrique Fuster
Roma 2 XI 08

Prima sessione del seminario P&C


Dopo una breve introduzione, dove si è ricordato lo scopo della sessione e si è chiarito che si tenterà di non usare il termine italiano “finzione” perche ha un campo semantico diverso dal termine “fiction”, in tanto significa “inganno”, “l’atto di fingere”, etc., si è visto il film “Crimson Tide” (Allarme Rosso) 1995, di Tony Scott.

Alla fine, ci siamo addentrati nel film come se fosse un “mondo” nel quale possiamo abitare (“mondo possibile”), e, perciò abbiamo trattato ai personaggi come se fossero persone, facendo su di essi un’analisi etico-politico.

Ecco una riproduzione non tanto completa su come è andata la discussione.

Dall’inizio del dialogo e per quasi tutti i 40 minuti del dibattito, ci siamo soffermati su aspetti che riguardano la struttura drammatica della storia.

Si è discusso sui punti forti della storia: alcuni vedevano il momento che segna l’inizio dell’azione nel minuto 45 (quando si riceve la ordine di attacco e la radio si rompe), altri partecipanti erano d’accordo che il momento in cui l’azione drammatica soffre una svolta e non c’è marcia in dietro, accade verso il minuto 20, quando si da il primo confronto fra il capitano Ramsey (Gene Hackman) e il “secondo” Hunter (Denzel Washington) (dopo la immersione del sottomarino).

Il Prof. Alfonso Jimenez ha sottolineato l’importanza del montaggio della musica, dicendo che ha un ruolo narrativo di anticipazione sull’azione che verrà. Il Prof. Jodar ha fatto vedere che la canzone che si sente nel momento dell’immersione del sottomarino (una melodia cantata dai marinai statunitensi, “Ethernal Father”) ben può significare non tanto una preghiera quanto una sottolineatura del carattere patriottico del film. Il Prof. García-Noblejas ha aggiunto un’osservazione che ha delle risonanze in tutta la storia quando ha fatto vedere che si tratta di una melodia che fa “visibile” l’importanza che per la trama ha il “gruppo”, il “noi”. In questo senso, ha introdotto un nuovo paio di concetti: l’auctoritas e la potestas. “Non si può esercitare la auctoritas se non si ha un minimo di potestas, che viene riconosciuta dal gruppo”, ha detto più o meno.

Si è aggiunto che il primo plot-point non era soltanto quello dell’ “incendio della cucina”, ma anche quello immediatamente precedente: il dialogo “a tavola”. In tutt’e due si vede per prima volta il confronto dei due personaggi (Ramsey e Hunter) di fronte a cosa significa prendere una decisione prudente: tanto Ramsey come Hunter pensano che stiano facendo la cosa giusta. L’uno perche approfitta un momento di guai per mettere alla prova ai marinai (Ramsey), l’altro perche pensa che si deva superare prima il problema dell’incendio (Hunter). Allora la domanda è: cosa è essere prudente in quel caso? Il Prof. Malo ha fatto vedere che nella scena a tavola, si trattava di un confronto nell’ambito teoretico, invece nella scena del incidente in cucina, un confronto nell’ambito pratico (della presa di decisioni).

Il Prof. García-Noblejas ha messo sul tappeto un altro elemento: Ramsey è la “volontà”, mentre Hunter è l’“intelligenza”. La volontà senza l’intelligenza è cieca. L’intelligenza senza la volontà è statica.

Il Prof. Contreras ha riportato la discussione al argomento della struttura chiedendosi quelle sarebbe la crisi e il climax finale. Dopo chiarire che il climax non necessariamente coincide con l’inizio della terza parte, si è visto che in “Crimson Tide” il climax compare nel momento in cui il Capitano Ramsey da a Hunter “tre minuti” per vedere se ha ragione o meno. In quel momento (mintuo 100), tutta l’azione sembra fermarsi e si riuniscono tutte le trame e sottotrame in un solo punto.

L’inizio del terzo atto, invece, accade qualche minuto prima, quando Hunter viene riscattato dai mariani. Da lì si può andare indietro a vedere gli altri momenti “forti” dell’azione: l’ordine di lanciare i missili (min. 45), il “ammutinamento” di Hunter che sostituisce a Ramsey nel mando del sottomarino (min. 60) e il riscatto del Capitano (min. 75).

Dopo questi sforzi, si è finalmente “visto” lo scheletro della storia, ma non c’è stato tempo per approfondire il dialogo.

Se qualcuno vuole fare correzione a questo resoconto o aggiungere delle osservazioni, sono benvenute qui, come commenti.

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