Sergio Pitol, Premio Cervantes 2005.
È stata per me una gratissima sorpresa apprendere che il Premio Cervantes di un anno così significativo - quello del centenario de El Quijote - era stato assegnato a Sergio Pitol (Puebla, Messico, 1933). Mi dispiace non poter offrire molta informazione sui suoi valori letterari, perché di lui non ho letto molto (non ho ancora letto nessuno dei suoi romanzi), ma tutti i miei contatti con la sua opera e con le sue dichiarazioni, come anche l’informazione ricevuta da amici che hanno avuto a che fare direttamente con lui, mi hanno consentito di farmi via via una sua immagine estremamente positiva.
Pasión por la trama (1998) è una percorso attraverso numerosi autori e opere: il Don Giovanni di Mozart, Jules Verne, Walter Benjamin, Gogol, Cechov, Bulgakov, Calvino, Kusniewicz, Nabokov, Tabucchi, Mutis, O’Brien, Conrad... Devo segnalare qui un difetto di questo libro, che mi impedì di leggerlo in tempi ragionevoli: non potevo fare a meno di andare a leggere almeno alcune delle opere commentate da Pitol. Il libro che non si lasciava leggere mi spalancó così orizzonti che mi erano nuovi, per esempio, nella litteratura polacca (Pitol ha fatto molte traduzioni dal polacco e dall’inglese), o nel modo di leggere Dickens (a proposito di Grandi speranze).
El arte de la fuga (1993) racconta viaggi e incontri. Per avere un’idea del suo profilo personalissimo, segnalo le serate a Coyoacán (Città del Messico) con singolari controversie sui solenni e gli antisolenni, una polarità tesa a decantare lo stile vitale degli intellettuali, veri o pretesi. In un altro capitolo, che rivela un Pitol decisamente antisolenne, si parla d’un fumetto molto popolare nel Messico degli anni 70, La Familia Burrón: l’imbarazzo che l’autore suscita in salotti “scelti” quando prova a parlare dei personaggi del fumetto - Borola, Regino, Macuca, Reginito... - e i tentativi degli intellettuali eleganti di purificare la conversazione portandola verso Vermeer o Cesar Frank.
Nel capitolo “Siena revisitada” compare l’entusiasmo del nativo di fronte al latinoamericano - un buon selvaggio -, che cerca di erudire sulle ricchezze artistiche senesi (“Duccio di Buoninsegna... vuole che glielo scriva e così non se lo dimentica?”) ma, quando l’extracomunitario si rivela conoscitore non solo del pittore ma della sua scuola, della critica e della bibliografia secondaria e terziaria, il fascino scompare e con lui la persona stessa del cicerone.
Carlos Monsiváis ha scritto:
Pitol, traduttore eccezionale, stabilisce legami fra i mondi in disagio e le ferite cauterizzate, da una parte, e quelli della gioiosa rivisitazione di libri, città e opere pittoriche, dall’altra. Messicano all’estero, nativo di moltissimi luoghi (Venezia, Varsovia, Roma, Città del Messico, Barcellona, Praga, Londra, Veracruz), Pitol abbina in questi testi il piacere della scrittura con quello degli andirivieni fra saggio e racconto, fra intuizione e cronaca, fra la pittura tedesca e gli zapatisti di San Cristóbal, nel Chiapas. Le sue radici si trovano in queste pagine per via dell’impossibilità di rinunciare a tutto ciò che lo costituisce come scrittore: “Ognuno di noi, mi avventuro a dire, è i libri che ha letto, la pittura che ha visto, la musica ascoltata e dimenticata, le strade percorse. Ognuno è la sua fanciullezza, la sua famiglia, una manciata di amici, alcuni amori, parecchi disagi. Ognuno è una somma scemata da infinite sottrazioni” (Pitol).
Da Claudia García Parada (vid. Poetica & Cristianesimo 2003) mi arriva un flash che illustra bene la semplicità di Pitol. Lo incontrò qualche anno fa ed egli, con quaderno aperto e penna in mano le chiese: “Lei ha letto qualcosa di interessante che mi possa consigliare?”



"I am an artist"
[Helena Ospina is Executive Director of PROMESA (Promotora de Medios de Comunicacion, S. A.) y Catedratica de Literarura de la Facultad de Letras en Universidad de Costa Rica. Ha sido miembro fundador de la misma Facultad (1974) y profesora de Lengua Inglesa y Francesa en la Universidad de los Andes en Santafé de Bogotá. Forma parte del equipo de Arvo.net. Envía el texto que sigue, animada por lo leído de Barbara Nicolosi, presentando sus convicciones y líneas de trabajo artístico. Bienvenida! JJGN]
My personal field is poetry. When I started in 1991 the Poetry Collection (50 titles published so far) in PROMESA (a Cultural Enterprise founded in 1982 by my husband), everybody told me poetry doesn’t sell. It was out of reach and destined to special palates in rapid extinction! My personal conviction is that one must make way for beauty in all of its manifestations. I cannot choose to change my talent. It is what it is. It is given. I can increase it or let it dormant. I can wrap it up and keep it closed in my individual self or try to communicate it to others. The latter is what I am doing with a small group of artists who study the potential expressiveness of the poetic image and explore it in the fields of music, ballet, photography, painting, drama… We call this project: “Interrelating the Arts”.
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Posted at 10:25 AM in Aesthetics, Following another Post & Comment, Literature, Poetics, Religion | Permalink | Comments (0) | TrackBack (0)
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